Quando inizio a lavorare con una persona nuova, la mia prima preoccupazione è capire chi è e quanto è pronta al cambiamento: se ha bisogno di essere accompagnato con un approccio dolce e graduale oppure se è deciso a prendere il toro per le corna – pronti, via! Ecco perché all’interno dello studio non saranno ammessi accompagnatori. Nel nostro rapporto con il cibo entrano in gioco tante emozioni legate il vissuto di ognuno di noi e per me è fondamentale poter costruire un ambiente protetto dove ciascuno possa essere libero da schemi mentali e maturare la piena consapevolezza del proprio percorso.
La prima visita infatti è molto impegnativa e richiede un’ora e mezza di colloquio. Durante questo tempo analizzo minuziosamente la documentazione medica e pongo numerose domande alla persona che ho davanti, in particolare in merito alla sua salute e ai sintomi, ma anche sulla sua quotidianità: a che ora si sveglia, se fa o no colazione, come gestisce i pasti e gli orari, di che cosa si occupa nella vita, se fa attività fisica. Tutto questo è indispensabile per poter creare un piano nutrizionale che sia sostenibile.
Per la prima visita occorrerà dunque portare le stampe di tutta la documentazione clinica che si ha a casa, non limitandosi alle sole ultime analisi del sangue (la punta dell’iceberg), bensì raccogliendo anche i referti di viste specialistiche fatte in passato (ginecologo, cardiologo, dermatologo, gastroenterologo, ecc...), ecografie, gastro-colonscopie, ricoveri, accessi al ps... anche se datate e anche se “andava tutto bene”, senza fare cernite di alcun tipo.
Insomma, come dico sempre: più cose portate e meglio è e se arrivate con le valige di documenti, farete di me la nutrizionista più felice del mondo!
Individuare un obiettivo è un altro punto fondamentale che affronto durante la prima vista. L’obiettivo sarà
il motore che ci aiuterà durante il percorso, specialmente quando incontreremo delle difficoltà o quando la motivazione non sarà più così forte come all’inizio. L’obiettivo iniziale potrà poi essere rivisto e rivalutato nel tempo, così come la dieta.
Anche nelle visite successive si sta insieme almeno un’ora. Le prime volte sono io che dirigo il lavoro e, sulla base di quanto emerso dalla cartella clinica, decido quale strada prendere. Da lì, però, il lavoro lo si fa insieme. Il piano nutrizionale è sempre pieno di difetti da sistemare (non è il vestito cucito addosso,
ma piuttosto il modello imbastito) e man mano che si procede l’organismo cambia, di conseguenza cambierà anche il piano nutrizionale, spesso in modo radicale. Pertanto, lo scambio sereno di informazioni e feedback è fondamentale, così da riuscire a trovare la strada più agevole e breve per arrivare all’obiettivo.
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